Vi racconto una storia, e presto molte altre.

Aggiornato il: 21 nov 2019

Eravamo al Mac Donald, a Vienna, sedute ad un tavolino e ridevamo perché ci eravamo concesse cibo insalubre, fregandocene per una sera delle regole dell'alimentazione sana. La mia età il doppio della sua, ma la stessa voglia di ridere per una piccola trasgressione.

Mi distraggo, la giovane atleta richiama la mia attenzione e dice : "Ah scusi dott., stava pensando. Vero, lei preferisce pensare, io immaginare!"

Ecco: il segreto che manda a gambe per aria tutte quelle inutili teorie secondo cui la gente sente le voci perché difettata dalla nascita, o ha i neurotrasmettitori fulminati o si è ammalata.

Aggiunge, sollecitata dalle mie domande, che i suoi mondi immaginati, allucinati, uditi, visti in privato, sono speciali, perché per farlo non deve chiedere il permesso a nessuno e così diventano i migliori mondi possibili.

E li chiamano psicotici, schizofrenici, ma sono persone che cercano di ottenere, per mezzo dell'immaginazione, quello che nel mondo non riescono a trovare o realizzare.

Potrei raccontarvi del ragazzo che parla con il demonio per cercare di diventare coraggioso; della liceale che, ancora innamorata di un amore impossibile, prova a non dimenticare una storia che l'ha resa felice per un po' e per lenire il dolore dell'assenza, sente la voce del ragazzo che ama, anche se lui se ne è andato ormai; o dello studente di ingegneria intelligente e creativo, con una sensibilità di altri tempi, che cerca la verità sul Male perché dal Male si sente perseguitato e in questa ricerca usa tutta la sua intelligenza, la creatività e la passione.

Bastava chiedere ascoltando con attenzione, per capire che i loro sono mondi costruiti intenzionalmente, che producono qualche vantaggio, anche se non facilmente intuibile. Questo lavoro di comprensione, che poi diventa soluzione, non è possibile se ci si ferma dicendo: è malattia.

È chiaro perché è inutile prescrivere neurolettici a vita per mandarle via le voci?

Ho visto ragazzi pieni di vita, che hanno bisogno di mondi immaginati perché il mondo che abbiamo offerto loro, non gli lascia spazio per allenarsi alla vita. E allora io che faccio?

Li ascolto, come mi hanno insegnato e inizio a immaginare con loro il modo per tornare al mondo socialmente condiviso, popolandosi le vite di persone che sappiano accoglierli senza giudicare i loro sogni, anche se alcune volte possono diventare incubi.

Ve le racconto queste storie, ed anche altre, in un libro presto dato alle stampe.

P.s. il panino era insalubre, ma noi abbiamo riso di gusto!




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